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Feticismo Collant e Desiderio Segreto: Quando il Piacere Passa per le Gambe

Il feticismo collant non ha bisogno di troppe spiegazioni. C’è chi si eccita per un corpo, chi per un odore, chi per una voce. Lui, invece, veniva solo per una cosa: i miei collant. Non per il mio viso, non per il mio corpo nudo… ma per quel sottile strato di nylon che avvolgeva le mie gambe. Io l’avevo capito da subito.

Era un giovedì pomeriggio a Modena, in Emilia-Romagna, uno di quei giorni in cui il caldo rimane intrappolato negli appartamenti e le fantasie diventano ancora più appiccicose. Quando ha suonato il campanello, sapevo già cosa cercava. Non mi ero truccata troppo, solo un filo di eyeliner e le labbra lucide. Non avevo bisogno di altro: i veri protagonisti oggi erano loro, le mie gambe in collant.

Li avevo scelti neri, 60 denari, lucidi, perfettamente aderenti alla pelle depilata e morbida. Collant che avevo indossato fin dal mattino, mentre camminavo, respiravo, vivevo. E soprattutto non li avevo lavati: un concentrato di odore, calore e intimità. Un autentico odore dei collant capace di accendere la mente di chi conosce questo desiderio segreto.

Dentro quel tessuto c’era la mia essenza, una promessa di piacere proibito. Per lui, che amava il fetish collant, quei collant usati erano più di un capo d’abbigliamento: erano il ponte verso la sua ossessione più profonda.

 

Quando il Desiderio Incontra il Feticismo Collant: il Rito Segreto del Nylon

Appena è entrato, ha fatto come sempre. Sguardo basso, voce educata, dopobarba da uomo solo e quel cappotto grigio troppo pesante per la stagione. Portava con sé quell’aura di segreto che solo certi uomini hanno. Non l’ho giudicato: chi vive di feticismo collant non cerca spiegazioni né scuse, ma silenzi complici e gesti precisi.

— Hai i collant, oggi? — mi ha chiesto con un filo di voce.

Ho annuito senza parlare. Solo un lento movimento della gamba, quel gesto che bastava a dire “Sì, li ho”. Lui ha tirato fuori la solita busta: contanti piegati con precisione quasi maniacale. Non ho contato, non serve. Conosceva bene le regole: pagamento anticipato, niente domande, solo desiderio.

Non è moda, non è semplice tessuto… è un segreto che vive tra la mia pelle e chi osa desiderarla…

L’ho guidato verso la camera. Nessuna candela, nessuna musica soffusa: solo la luce del giorno che filtrava dalla finestra e un letto perfettamente rifatto. Lui si è seduto sul bordo, rigido, quasi tremante. Io, con calma studiata, mi sono voltata, appoggiandomi al davanzale.

Poi, con gesti lenti, ho iniziato a sfilarmi i collant. Sentivo il tessuto cedere sotto le dita, liberare la pelle e rilasciare nell’aria l’odore dei collant che avevo indossato tutto il giorno. Lui seguiva ogni mio movimento, ipnotizzato, come se stesse assistendo a un rito antico e proibito.

In quell’istante, tra me e lui, c’erano solo le mie gambe in collant, la promessa di un contatto mai diretto… e il nylon che custodiva tutta la mia essenza.

 

Il Potere Segreto del Feticismo Collant: tra Odore e Devozione

Lentamente. Come se stessi liberando una creatura viva. Sentivo la stoffa staccarsi dalla pelle, lasciando dietro una traccia invisibile di calore, sudore e umore. Ogni millimetro di nylon che si separava dalla mia pelle rilasciava nell’aria l’odore dei collant, un profumo intimo e proibito. Li ho sfilati fino alla caviglia, li ho raccolti in mano e glieli ho tesi con lentezza studiata.

Lui li ha presi con una devozione quasi religiosa, come si prende un oggetto sacro. Li ha portati al viso, ha chiuso gli occhi e ha inspirato profondamente. Forte. Poi li ha accarezzati, lasciandoli scivolare sulle labbra. Non puzzavano: erano semplicemente impregnati di me, del mio corpo e della mia giornata. E lui lo sapeva.

— Li hai indossati tutto il giorno? — mi ha chiesto, con voce rotta.

— Anche un po’ di più — ho risposto, con un sorriso lento, sapendo di aver colpito il punto esatto della sua ossessione.

Il feticismo collant è una fame particolare. Non cerca penetrazione, non desidera dominio. Cerca presenza. Traccia. Corpo evaporato nel tessuto. Lui non mi ha toccata. Non ne aveva bisogno. Aveva i miei collant usati tra le mani, un feticcio vivo. Per lui, quelle gambe in collant che aveva immaginato erano ora lì, distillate nel tessuto. E bastava.

Senti già il mio calore, ma lì farà ancora più caldo.

 

Il Ritorno e la Dea del Feticismo Collant: il Paradiso nel Nylon

Quando si è alzato, ha ripiegato i collant con una cura quasi maniacale, come se fossero una lettera d’amore da custodire per sempre. Li ha sistemati nella tasca interna del cappotto, vicino al cuore, e mi ha rivolto solo un leggero cenno del capo. Nessun bacio, nessun contatto. Solo il silenzio complice di chi ha ottenuto ciò che desiderava.

Ha chiuso la porta piano, lasciandomi nella stanza intrisa di un erotismo trattenuto. Il letto era intatto, il mio corpo ancora teso e caldo, la busta con i soldi sul comodino. Tra le gambe, una strana dolcezza, sottile ma persistente.

Il feticismo collant non è solo un vizio. È un linguaggio silenzioso fatto di pelle, tessuto e desiderio. È adorazione pura, un culto che passa dal corpo al nylon e dal nylon all’anima. Non cerca penetrazione, non ha bisogno di orgasmi. Ha bisogno di autenticità.

E io gliel’avevo data.

La settimana dopo è tornato. Stesso cappotto, stesso sguardo assetato di segreto. Non ha detto una parola. I suoi occhi si sono posati sulle mie gambe in collant e il respiro gli si è fermato.

Quella volta avevo scelto collant rossi, trasparenti, 20 denari. Li avevo indossati senza biancheria sotto, lasciando che la pelle respirasse libera. E in mezzo, tra le trame sottili, avevo lasciato una goccia di piacere, un’impronta viva.

 

Quando glieli ho tesi, le sue mani hanno tremato. Ha inspirato profondamente, poi le lacrime gli sono scese lungo il viso. Non era tristezza. Era gratitudine. Aveva trovato qualcosa di autentico, il suo feticcio, il suo paradiso proibito. E io… ero la dea dei suoi collant usati, la custode del suo fetish collant più sacro…

🖤 Vuoi provarlo anche tu? Scrivimi. Ti riuscirà sicuramente.

Questa storia è successa a Modena, in Emilia-Romagna

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